La rassegna stampa del primo SaudiArabianGp è abbondante e ricca. Non poteva essere altrimenti visto quello che hanno combinato Verstappen, Hamilton e Michael Masi. Un suk come scrive l’equipe. Un pareggio avvelenato. Un duello all’ultimo metro. Un corpo a corpo. Un mondiale senza freni. Un combattimento nella gabbia a mani nude.










“Il Mondiale più bello e più teso della storia finirà come quello del 1974, con due piloti a pari punti all’ultima corsa. Senza calcoli. – scrive www.loslalom.it – Chi arriva davanti, prende tutto. È accaduto negli USA sul circuito di Watkins Glen, nello stato di New York, con Emerson Fittipaldi e Clay Regazzoni. Vinse quello che aveva il vento della rimonta nelle ruote, il brasiliano inseguiva da tempo e sorpassò alla fine, arrivando quarto sul traguardo americano con la sua McLaren, mentre la Ferrari dello svizzero si piazzò solo undicesima. Regazzoni aveva vinto una sola corsa in tutto l’anno, era arrivato quattro volte secondo e due volte terzo. Fittipaldi aveva vinto in Brasile, in Belgio e in Canada”.
Per arrivare a questo stesso epilogo ci sono state – ma lo saprete – tre partenze, due bandiere rosse, incidenti, penalizzazioni, e come aggiunge Stefano Mancini su la Stampa “sorpassi e manovre spettacolari, pezzi di carbonio che volano ovunque e quattro safety car per dare il tempo di rimuoverli pericolosamente. La corsa più pazza, condita da un arbitraggio creativo (per usare un eufemismo)”.
La decisione di Michael Masi, delegato Fia alla sicurezza, di far ripartire dopo le bandiere rosse il leader Verstappen secondo dietro Hamilton, anziché investigarlo per una manovra scorretta, pare a la Stampa uguale a un patteggiamento, “come se nel calcio venissero offerti tre calci d’angolo al posto di un rigore”, ed è pure un’offerta sbagliata – leggiamo – “perché non tiene conto di Ocon. Chiarito l’equivoco, la Red Bull accetta”.
Per Alessandra Retico su Repubblica “è stato l’episodio più anomalo di tutta la gara e forse della storia della F1, quello della trattativa in corsa, ma molti altri ne sono seguiti generando incertezze e confusione”, così adesso viene da chiedersi: “Una sportellata, uno sgambetto, una perfetta distrazione deciderà il Mondiale? La penultima puntata di questo romanzo rude è stata una roulette. Una giostra, una lotteria, un’arena. La corsa più dura, violenta e pazza della storia moderna. Altro che Mille e una notte, sul circuito stretto e velocissimo di Gedda è stato un infinito susseguirsi di peripezie”.
Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera trova a questo punto che sia “stupefacente la tenuta nervosa dei due piloti impegnati in questo testa a testa memorabile. Messo a dura prova, in primo luogo, dalla decisione di omologare una pista assurda, pericolosa, inadatta a una sfida iridata, piazzata nella fase cruciale del campionato. Strettoie da collisioni certe e muri ovunque, pur di fare lo show sul lungomare, alla faccia degli spazi offerti dal deserto arabo. Il resto è arrivato di conseguenza; una gestione allucinante che ha falsato l’intera corsa, lasciando sull’asfalto dubbi e polemiche mortificanti proprio pensando alla qualità della sfida sportiva. Risulta difficile – leggiamo – decifrare le fasi più intense dell’antagonismo, inserite in un tale guazzabuglio di strafalcioni regolamentari, con pezzi di vetture incidentate sparsi lungo un tracciato che obbligano alla virtual safety car ogni tre per due. Viene da chiedersi, ben sapendo quanto incida il denaro nelle politiche di questo circo, come mai nessuno tra Federazione e associazione piloti sia intervenuto sulla decisione di correre su un tracciato del genere”.
Quello che abbiamo visto ieri in Arabia, sottolinea Terruzzi, fa diventare maliziosi e spinge a domandarsi cosa diavolo avranno combinato nelle epoche in cui eravamo sprovvisti “di comunicazioni audio alla portata di tutti”.
Per l’Equipe il GP d’Arabia è stato un suk.


